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IL CASTELLO

Le prime notizie che avrebbero interessato
la presenza del nostro palazzo feudale si possono collocare intorno
al 1195, anno in cui Filippo Montefuscoli, normanno, possedette
il casale di Supersano (cfr. A. Foscarini: "Armetista e notiziario
delle famiglie notabili e feudatarie di Terra d'Otranto").
Perdendo il centro abitato la sua importanza commerciale, venne
a popolarsi la campagna e si determinarono nuovi agglomerati rurali.
E presumibilmente fu questo il periodo in cui venne costruito il
primo nucleo del castello, detto "mastio", cioè
la parte centrale ancora esistente.
Trovandosi in zona agevole, inserito nel bosco "Belvedere",
esso divenne dimora estiva dei prìncipi che lo occuparono
nel tempo, dimora che permetteva comodo alloggio, specie nel corso
delle frequenti battute di caccia, che occupavano il tempo libero
dei signori. E ne avevano davvero tanto! E intorno al castello cominciarono
a sorgere le prime casupole, quelle che poi diedero inizio allo
sviluppo topografico del paese.
Ma torniamo alla struttura originaria del palazzo feudale e precisamente
al mastio, oggi inglobato nelle strutture murarie che si aggiunsero
progressivamente al complesso, che assunse caratteristiche architettoniche
riconoscibili nel periodo del medioevo normanno del Salento.
Dunque il mastio: era una ben definita composizione architettonica
isolata, che era costituita da una torre interamente staccata dagli
ambienti che successivamente gli fecero da corona. Non è
stato difficile dimostrare questa evoluzione, prendendo a testimoni
gli elementi storici e tipologici di queste strutture e di quest'epoca
riconoscibili: lo spessore della parete che si sporge alla parte
orientale del complesso, sita al secondo piano. Qui si ravvisano
ancora degli scalini, che con ogni probabilità si raccordavano
ad una scala, oggi scomparsa, ma che si sviluppava partendo dal
vano principale ubicato al primo piano del mastio; restando sempre
al secondo piano, si debbono porre in esso due finestre, o aperture
non meglio definite, certamente realizzare in momenti diversi e
che stanno a testimoniare il suo essere isolato, almeno a partire
dal primo piano. Qui è da annotare la presenza di una finestra
strombata verso il basso, che si apre sulla parete posta ad ovest
e che oggi risulta tamponata; procedendo nello stesso ambiente,
ma guardando alla parete posta a settentrione, ecco una nuova apertura,
sormontata, questa, da uno stemma inciso su pietra leccese, che
rammenta le armi gentilizie della famiglia dei Del Balzo, armi incastonate
in uno scudo di tipo sannitico e risalente presumibilmente al XIV
secolo; di questa finestra, possiamo dire che, dopo una sua parziale
ricostruzione del lato nord del castello, venne trasformata successivamente
in porta di comunicazione con i nuovi ambienti che vennero aggiunti
successivamente.
Scorrendo le elencazioni delle infeudazioni riguardanti Supersano,
sappiamo che il castello, unitamente al feudo, divengono possedimenti
di Bartolomeo Bello (1272), che furono ricevuti come ricompensa
da Carlo II D'Angiò, per aver seguito la sua armata. E dal
XIV secolo il castello entra nei possedimenti dei Del Balzo, che
ne "firmano" il possesso con l'incisione dello stemma
gentilizio della casata, posto sulla finestra (oggi diventata parte
interna) che guarda all'esterno del primo piano del mastio.Questa
famiglia si sbizzarrì non poco apportando consistenti modifiche,
quali lo sfondamento della stessa parete per ricavarne una finestra
che si affacciasse a nord; e con questa, come detto, altre furono
le modifiche realizzate, che con l'usura del tempo e per causa di
crolli ipotizzati, oltre ad altri lavori di ripristino, non sono
più, purtroppo, materialmente riscontrabili. E col trascorrere
del tempo e con le strutture in seguito realizzate, fino agli anni
recenti, le modifiche non ci consentono di leggere in chiara chiave
la composizione autentica, che indubbiamente si sarà adeguata
alle esigenze relative al rango dei proprietari.
Passando di proprietà e divenuto padrone del feudo GiovanPaolo
primogenito di Anghelberto Del Balzo, che lo riceve come dono di
nozze (Regio assenso del 24 aprile 1484), avendo sposato Francesca
De Guevara, il castello si armonizza con la costruzione di quattro
torri angolari, così come riferisce Cosimo De Giorgi nello
scorso secolo, prima che ulteriori rifacimenti e con l'aggiunta
di altri ambienti, ne travestissero definitivamente la originale
impronta quattrocentesca. Delle quattro torri, quella esposta all'angolo
Nord-Ovest, non esiste più; le tre restanti, e precisamente
quelle poste a Sud-Ovest e a Sud-Est sono state inglobate e fornite
di piani superiori, mentre quella esposta a Nord-Est, che riporta
lo stemma della casata del Del Balzo, è ancora visibile nella
sua forma originaria e affonda i suoi muri di fondazione nell'asfalto
che copre i fossati, di cui rimane qualche traccia nei piani interrati
della parte nord del palazzo feudale, e lo si deduce anche dalla
presenza di una lunga scala esistente tra la torre Nord-Est e quella
di Nord-Ovest, abbattuta, e il lato Nord.
Le vicende del castello, seguono, come detto, il rosario delle continue
infeudazioni, cui sono vincolate anche le sorti del paese, ed il
maniero, acquistato dall’On. Francesco Manfredi (*) nel 1918,
venne parzialente ristrutturato, ed offerto ai Supersanesi, con
la festa dell’inaugurazione celebrata il 4 luglio 1998. Era
discretamente conservato, anche perché frequentato dagli
ultimi proprietari (gli eredi Manfredi, che lo vendettero poi al
Comune di Supersano, unitamente all’abitazione adiacente,
lato sud, occupata dalla famiglia di Lillino Frascaro ed al giardino
retrostante, che si affacciava in via M. Frascaro e via C. Battisti,
lato sud-est. Il passaggio ufficiale avvenne il 14 settembre 1984.
L’ amministrazione, guidata dal Dott. Roberto De Vitis, provvide
ad approntare subito locali idonei per il trasferimento degli uffici
comunali, il che avvenne il 14 aprile 1985, con l’intervento
del Vescovo, Mons. Miglietta, che benedisse gli ambienti all’uopo
ristrutturati). Situato, come visto, nel bosco "Belvedere",
anche se alquanto a margine dello stesso (lato ovest), fu certamente
un importante punto di riferimento. La sterminata estensione della
foresta, della quale, come si può constatare, non è
rimasta traccia, doveva fornire davvero le più ampie comodità,
se veniva frequentato da tanti signorotti. Negli ultimi tempi, quelli
più vicini a noi, gli ambienti del castello sono stati utilizzati
per diversi usi: ci sono stati depositi di concimi, si è
lavorato il tabacco, hanno ospitato un laboratorio per la costruzione
di reti metalliche per letti ed usati persino per allevamento di
polli.
L'Amministrazione Comunale, gestita dal sindaco, il Dott. Roberto
De Vitis, ha provveduto a ristrutturarne la parte sud del castello,
in cui sono stati collocati gli uffici del nuovo municipio, ristrutturazione
che ha consentito il ripristino di non pochi ambienti, unitamente
alla zona che comprende l'antistante piazza IV Novembre e alcune
strade circostanti, facenti parte del centro storico del paese.
*( Cfr.Contratto di acquisto del castello e del fondo "Sciardineddhri",
stipulato da Francesco Manfredi ed il Principe di Tricase Pietro
Giovan Battista Gallone, il 3 agosto 1918.

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