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CHIESA SAN MICHELE ARCANGELO

Quando nel settembre dell'anno 1723, il maestro costruttore Tommaso Negro di Parabita ricevette l'incarico di demolire l'antica chiesa', i fedeli parrocchiani dovettero certamente tirare un sospirone di sollievo, poiché avrebbero potuto, finalmente, vedere sorgere una nuova chiesa, più accogliente, e, soprattutto, più sicura, in quanto la vecchia, « cadente per l'antichità », minacciava di crollare da un momento all'altro. Doveva trattarsi senz'altro di una modestissima chiesa, dalle dimensioni ridotte, oltre che per la precarietà delle strutture. Dodici anni prima, Mons. Rossi, Vescovo di Ugento, durante una sua visita pastorale alla Parrocchia di Supersano, aveva annotato alcuni dati e fornito alcune indicazioni, che oggi ci sono tornate molto utili. Rilevò, infatti, il numero degli abitanti del paese: 382. Da queste indicazioni, facendo un calcolo sommaria e tenendo in considerazione i tempi (inflazione di bigotteria), si presume che la chiesa matrice non era sufficientemente capiente ad ospitare i 100/150 fedeli che 'potevano' affluire nel luogo sacro. Argomentando da ciò, si può facilmente supporre come la chiesa parrocchiale fosse davvero insufficiente per i Supersanesi.
Ecco, quindi, l'impellente necessità di abbattere il tempio di Dio e dare ai nostri compaesani un luogo più idoneo per le loro preghiere. Arrivò l'ordine dell'Autorità ecclesiastica, e l'Illustrissimo Monsignore Andrea Maddalena di Napoli, allora Vescovo di Ugento, « interdette » la Chiesa matrice di Supersarto, ordinandone, appunto, l'abbattimento. Da un registro manoscritto, che trovasi attualmente nella Parrocchia, che serviva anche per riportare atti di matrimonio (1723-1739), si sono ricavate tante notizie utili, e, tra le altre, anche qualcuna riguardante la storia della nostra Chiesa. Un giovane studente, Franco Contini, è riuscito, con molta pazienza, a decifrare il manoscritto in questione, ricavandone preziose notizie.


interno chiesa madre

Sempre a proposito della chiesa parrocchiale di Supersano, si legge testualmente: « Nell'anno poi del 1723, nel mese di maggio, furono trasportati li Sacramenti nella Cappella della Congregazione sotto il titolo dell'Immacolata. E nel mese di settembre dell'istesso anno si diroccò da fondamenta detta antica Chiesa ». Era in quel periodo, parroco di Supersano Don Vito De Battista, e pare che sindaco del paese fosse un tal Michele Battista (o De Battista), forse parente dell'arciprete, il quale ultimo lo avrebbe nominato primo cittadino di Supersano. Rimaniamo ancora nel campo delle notizie (davvero interessanti) che abbiamo potuto rilevare dai citati documenti. Allorché la Chiesa venne abbattuta, si diede senz'altro corso alla raccolta di fondi per la sua ricostruzione. « Si congregò pubblico regime per eleggere un sindaco per la fabbrica della suddetta chiesa, per riscuotere i dazi ed altre imposte sopra dei cittadini e per attendere alii mastri e ad ogni altro... ». Risulta fin troppo evidente, come la ricostruzione della Chiesa fosse un 'obbligo' dei Supersanesi. Forse un contributo eloquente dovette dare il 'possessore' (sic!) di Supersano d'allora, il « pregiatissimo » signor D. Stefano Galloni, Principe di Tricase. Diciamo 'forse', supponendo che un tal grande vassallo avesse potuto dar un cospicuo contributo. Ma andiamo oltre nelle notizie. Il sindaco per la ricostruzione della Chiesa, fu nominato e « fu eletto unanimeter » un sacerdote di questa terra, Don Lorenzo Abbate, figli di Donato Abbate di Maglie e di Angela Stefanelli di Supersano. Le note ci dicono che il prete avesse declinato l'incarico, a causa del lutto per la perdita del genitore, ma i cittadini non avevano altra persona « timorata ed attenta per attendere a detta fabbrica », per la qual cosa insistettero a che Don Lazzaro revocasse il rifiuto e accettasse il compito affidategli. Le insistenti pressioni del popolo non rimasero i-nascoltate e Don Lazzaro, « per non ricusare i voleri del cielo, accettò detta carica di sindaco ». Fu a questo punto che il tutto si mise in funzione e la squadra di operai di mastro Tommaso Negro iniziò la vera e propria ricostruzione della Chiesa. Era il mese di settembre 1723. Mastro Tommaso Negro di Parabita « seguitò a fabbricare sino al 24 dicembre dell'anno 1733». Erano passati, quindi, ben dieci anni dall'inizio dei lavori e la Chiesa non era ancora ultimata. Tutto ciò ci porta a credere che non poche difficoltà fossero intervenute, e che avessero impedito di portare a termine la costruzione. Dopo dieci anni, quindi, si finiva « di coprire la lamia di tutta la Chiesa », quando nel frattempo Don Lazzaro Abbate aveva ricevuto l'incarico di parroco, alla morte dell'arciprete De Battista, avvenuta il 30 aprile 1726.


Dicevamo dì certe difficoltà che avevano impedito di condurre a termine la costruzione della Chiesa matrice e la nota del tempo ce le indica così : « e perché successero molte miserie, non si potè compire dell'altre cose necessarie ». I lavori, difatti, ristagnarono per altri sei anni, e solo nel 1739 si poterono riprendere, per la costruzione delle sepolture e del pavimento, essendo sindaco un tal Vito Provenzale. Nel 1740, dette opere erano portate a compimento e si potè erigere un altare nel « coro », che venne ufficialmente benedetto il giorno 10 aprile dello stesso anno, su licenza di Mons. Ciccarelli (?), Vescovo di Ugento. Il 10 aprile (Domenica delle Palme), con la benedizione dell'altare, venne celebrata la prima Messa nella nuova Chiesa e ci furono altre funzioni religiose. Per la circostanza, i SS. Sacramenti, che dal lontano 1723 erano nella Confraternita dell'Immacolata, furono riportati nella Chiesa matrice, accompagnati solennemente da « trombette, tamburi e bandiere ». Oratore della memorabile circostanza, era stato il Padre F. Giacinto 'di Casalnovo, che era stato appositamente chiamato per la predica quaresimale. Ultimata la Chiesa nelle sue strutture murarie, bisognava completare l'interno. Già l'anno successivo (1741), la « Nobil Donna» Lucrezìa De Capua, Principessa di Tricase, fece erigere, a sue spese, l'altare maggiore, chiamando per l'opera i mastri Francesco Malatesta e Lorenzo De Genua da Lecce, esperti in lavori del genere. A questo punto, le notizie sul completamento della Chiesa cominciano a diventare piuttosto scarse. Dal documento sopra citato, sappiamo che il 20 febbraio del 1743, ci fu nella nostra provincia, un forte terremoto, che « in questa terra solamente (Supersano) fece molte aperture nella Chiesa Madre » e causò danni a varie abitazioni. Pare che non venisse risparmiato nemmeno il Palazzo feudale. Possiamo dire che la Chiesa matrice, così ricostruita, fosse costituita da un unico vano, disposta in senso est-ovest. Certamente preesistente a questa ricostruzione è la cappella di S. Michele, la quale venne rifatta e decorata nel 1735 a cura di Marcelle Filomarino, Vescovo titolare di Mi-leto (vedere volume 'Ugento-Leuca-Alessano' di Mons. Giuseppe Ruotolo - Edìz. Cantagalli - Siena; 3. edizione). Per circa due secoli, la Chiesa non cambiò più volto nelle sue strutture. Bisogna fare un salto fino al 1933, per trovare ancora sul posto maestranze, impegnate a realizzare modifiche, necessarie ad ampliare la Chiesa. Difatti furono ricavati due bracci prospicienti le vie Carlo Alberto e Michele Frascaro, ottenendo così una fabbrica a croce latina.
In questo modo la Chiesa poteva finalmente essere sufficiente per ospitare i fedeli supersanesi, ma non tardò molto (era il 1955), che, per l'insorgere di nuove esigenze, la struttura muraria dovette ancora essere modificata. Considerato ormai troppo stretto il tratto di strada prospiciente la facciata (esattamente da via Dante a piazza IV Novembre), l' Amministrazione Magli decise di abbattere i fabbricati che davano sulla strada, e la sorte non risparmiò, purtroppo, neanche la chiesa, la cui facciata, considerata monumento nazionale, venne letteralmente smontata, portata indietro di qualche metro e quindi ricomposta così com'è adesso. Il campanile venne rifatto. Ora com'è la Chiesa matrice? Il fedele che oggi vi entra, resta a dir poco allibito. C'è poco da nascondere: i muri sono intaccati da un'umidità galoppante, ma ciò che sconcerta è lo stato del pavimento, che in alcuni punti è completamente dissestato, a causa di un rigonfiamento del sottosuolo. E' chiaro che bisognerebbe provvedere tempestivamente alla riparazione, anzi alla sua sostituzione. Il parroco, Don Antonio Russo, ha lanciato l'S.O.S., ma pare che i fedeli non abbiano ancora risposto all'appello. Si spera, però, che la cosa venga risolta in qualche modo, e nel tempo più immediato.

restaurazione chiesa

Fonte Gino De Vitis articolo Nostro Giornale del 1977

A tal proposito aggiungiamo noi che nel frattempo i lavori di pavimentazione e consolidamento dei muri è stato realizzato e che nel 2003 ha subito un'altra ristrutturazione con il riconsolidamento dei muri, l'abbattimento dell'altare centrale compresa la balaustra, e quello laterale a sinistra, con il restauro di tutti gli altri altari presenti nella navata centrale.