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ORIGINI DEI GRECI NEL SALENTO
Quando nel
secolo undicesimo i Bizantini dovettero abbandonare militarmente
e politicamente le nostre terre sotto l'incalzare dell'invasione
dei Normanni, la Puglia, la Calabria e la Sicilia nei territori
bagnati dall'Adriatico e dallo Ionio, erano già state profondamente
influenzate dalla cultura Ellenica. Anche se i Bizantini
furono sconfitti sul piano politico-militare, rimasero tuttavia
gli effetti benefici della loro dominazione. Le nostre popolazioni
avevano potuto assimilare una civiltà maturata in ben mezzo
millennio, cioè a cominciare dalla fine del secolo VI d.C.
da quando l'esercito dell'imperatore Giustiniano, comandato da Belisario,
sbarcò in Italia per liberare dalle orde barbariche dei Goti
i territori governati un tempo dall'Impero Romano d’Occidente
miseramente decaduto, di cui l'imperatore d'Oriente si riteneva
il legittimo erede. Nell’Italia meridionale spuntava un’alba
novella di civiltà all’insegna cristiana del monachesimo
orientale che si diffondeva mettendo radici profonde. Dopo
la ritirata delle milizie bizantine, nelle nostre terre rimanevano
le chiese e i monasteri a tutelare il diritto, le istituzioni, le
tradizioni, la lingua greca che non differisce da quella che si
parla oggi in Grecia, se non per alcuni vocaboli che sembrano arcaici
(ma che in realtà sono di origine medievale) e per le inevitabili
infiltrazioni neolatine di vocaboli e di costrutti grammaticali
e sintattici. Tratto da articolo PROF.
PAOLO STOMEO
LA CRIPTA DELLA MADONNA DI
COELIMANNA

"E' tutta scavata nei sabbioni
tufacei della collina ed ha pareti dipinte a fresco; le pitture
sono discretamente ben conservate e di stile greco, o, come qui
dicono, bizantino...". Così il De Giorgi esordisce nei
suoi "Bozzetti di viaggio" (1882), per le notizie sulla
cripta basiliana di Supersano.
La nostra non deve considerarsi una grotta eremitica isolata, perché
è una delle tante che si trovano nel Salento. In esse, le
parti testimoniano la loro appartenenza ad antiche abitazioni; ne
farebbe testo la presenza di giacitoi, reclinatori, appoggia-lampade,
piccole nicchie per ripostigli, ma fu in un secondo tempo, che queste
grotte (cappelle "Laure") divennero luoghi di culto. E'
quanto potrebbe essere accaduto alla cripta di Supersano.
Si trova in un punto eccezionalmente fantastico: le falde della
nostra lussureggiante collina, alla sinistra del Santuario della
Coelimanna, la cui costruzione, avrebbe, forse, mutilato alquanto
la cripta medesima. Scavata nei sabbioni tufacei della collina,
ha un ingresso dalla geometria irregolare e non riceve luce che
dalla sola ed angusta apertura d'ingresso. La volta della grotta
è di forma piana e resta all'altezza di metri 2,50 dal pavimento,
ricavato in terra battuta. Nel suo insieme, la grotta è divisa
in due navate, separate, queste, da un arco. Le pitture sono discretamente
conservate e sono di stile greco: volti "affusolati, grandi
occhi ovali, lineamenti un po' grossolani ed abbigliamenti ricchi
di pieghe". (cfr. De Giorgi, op.cit.).
Passata l'apertura d'ingresso, immediatamente a sinistra, un affresco
enormemente deteriorato, su cui molto ha inciso certamente l'usura
inesorabile del tempo, ma evidenti sono anche i "maltrattamenti"
subiti per mano dell'uomo: azioni vandaliche perpetrate a danno
di una pittura, che nelle credenze di qualche contadino del posto,
poteva nascondere un ipotetico tesoro ("acchiatura").
I colpi di piccone inferti, non sono arrivati a cancellare, però,
un libro aperto, su cui, sulla prima pagina, si legge un'iscrizione
mutila: "GO--SUM--LUX--MUN-D"; nella seconda, invece:
"SE-TUR--ME--A-BUL-T"; frase completa: "Ego sum lux
mundi, qui sequitur me non ambulat in tenebris". Questo dipinto,
secondo testimonianze attendibili, raffigurerebbe San Basilio. Sulla
destra, invece, ecco un'altra figura, che reca anch'essa in mano
un libro, non del tutto decifrato. Accanto, la figura di San Giovanni
Battista, in "atteggiamento ispirato e terribile, dagli occhi
pieni di vita e dai capelli scarmigliati" (op. cit.). Importante
particolare da rilevare: in questa cripta, a differenza di altre
della stessa età, compaiono scritte sia in greco che in latino.
Ai due lati della faccia di ciascun santo, vi si legge, ad esempio,
il nome in lettere disposte verticalmente: a destra in latino, a
sinistra in greco. Questo particolare testimonia sufficientemente
la progressiva latinizzazione dei "basiliani".
In fondo alla prima navata, posto di fronte all'apertura d'ingresso
alla grotta, un altare, su cui è affrescata, in posizione
seduta, una Madonna col Bambino, alquanto consunta in qualche parte,
per distacco di intonaco. Peccato davvero, poichè l'immagine
è dipinta con tecnica perfetta, riferita allo stile della
pittura duecentesca, di ispirazione bizantina. La qual cosa, lascia
intendere in maniera inequivocabile, che i dipinti della cripta
di Supersano siano da collocare in epoche diverse: dal '200 della
Madonna col Bambino, al San Lorenzo, dipinto sulla verticale di
un pilastro, che indossa una stola e che ci obbliga ad attribuirgli
un'epoca successiva (1500-1600).
Ma, tra le pitture della cripta della Coelimanna, non mancano quelle
che hanno resistito alla ineluttabilità del tempo, conservandosi
discretamente. Tra esse, spicca certamente la Madonna della Misericordia,
dai colori ancora vivi. Un particolare ha spesso interessato questo
affresco: la collana tempestata di brillanti, che adorna il petto
della Vergine, e che ha sbizzarrito i critici in molteplici interpretazioni.
Alquanto singolare è quella espressa da Mons. Rossi, il quale
nel corso della visita pastorale nella nostra parrocchia (1711),
sostenne che il numero dei brillanti affrescati, potevano corrispondere
al numero dei dannati che si erano salvati dalle pene dell'inferno.
Nella rassegna dei dipinti, c'è da dire che qualche esperto
ne ha attribuiti alcuni a Eustazio e Teofilatto, la qual cosa viene
sufficientemente avvalorata dal fatto che la tecnica pittorica si
avvicina moltissimo a quella degli affreschi che compaiono nella
cripta di Carpignano Salentino, anch'essi opera degli artisti sù
citati. Ma quanti e quali furono coloro che adoperarono i pennelli
nella nostra cripta? Si può dare per certo che alcuni di
essi furono dei sacerdoti di un certo valore, quali Donato, Angelo
Bizamano e Francesco Giovanni Maria Scupola, i quali, pur rispettando
i canoni della iconografia bizantina, spaziarono in istanze evolutive.
Molti artisti nel secolo XII operarono nella nostra zona, come ad
Otranto, Nardò ed in altre parti del Salento, e non si esclude,
quindi, che anche Supersano abbia avuto l'impronta del loro intervento,
se è vero, come è vero, che le nostre cripte, tra
cui quella della Coelimanna, sono considerate tra le più
belle dal punto di vista artistico.
Entrando nella grotta, potremmo essere attratti da un'apertura circolare,
che sta di fronte alla porta d'ingresso; essa conduce il visitatore
in un ampio vano, da cui si accede a quelle che venivano indicate
come le celle dei monaci e che servivano loro da dormitori. Più
avanti non è possibile andare, anche perchè il tunnel
è ostruito da un enorme masso.
Nel marzo 2002 sono iniziati i lavori su un progetto di restauro
conservativo e riequilibrio microclimatico della cripta……..
Concludendo, si può ben dire che la cripta è ancora
in un discreto stato di conservazione, ma non sappiamo dire fino
a quando essa potrà sopravvivere, se non saranno tempestivamente
presi seri provvedimenti, per la salvaguardia di un patrimonio,
forse unico, che contraddistingue Supersano.
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