Approfondimento

i Menhir

la Cripta

il Santuario

il Castello


 

 
 
 

cocci di vasellame

Anche a Supersano come in altre parti del Salento, sono state ritrovate tracce della presenza umana nella preistoria. Si deduce questo dal fatto che in zona Scorpo siano state ritrovate tracce di bulini, grattatoi, punte somiglianti a quelle usate per le lance, anfore in ceramica, inoltre in suddetta zona sono rivenuti fondi di capanne simili ad altre presenti in Europa settentrionale GRUBENHAUSER. Lo testimonia anche la presenza di menhir, siti sulla prov. per Casarano, blocchi di pietra grezza o sommariamente lavorata, di sezione rettangolare, alta da un metro e mezzo a cinque-sei metri ed infissa nel terreno per un metro, un metro e mezzo, senza base di appoggio. Alcuni Autori attribuiscono i menhir alla Civiltà del Ferro, altri ad epoca più recente. Diffuso soprattutto nel III-II millennio a.C. in Francia e nelle isole britanniche, dove lo si trova sia isolato che disposto in allineamenti o cerchi, nel Salento sembra sia stato utilizzato in epoca romana come primitivo segnale stradale, poiché lo si trova spesso in corrispondenza di incroci viari. Le pietrefitte hanno sempre la faccia larga rivolta verso il sole, e ciò ne rivela la connotazione religiosa. Il cristianesimo ha poi sovrapposto spesso i propri simboli rituali al rito pagano precedente: sono state incise croci sulle facce di alcuni dolmen, ed in altri casi una croce è stata posata sulla sommità. « Accanto alla grotta (della Celimanna) sorge un bel tempio, maestoso per ordine architettonico, per bellezza di forme e sveltezza di. stile, che, argomentando dai segni esteriori, pare che sia tre volte secolare, grande sufficientemente ed alla portata di contenere oltre 400 persone. Si vuole per tradizione che sia stato eretto a spese di un principe romano, il quale, scampato miracolosamente da morbo fatale per apparizione di Maria, che si svelò con un tal titolo di Coelimanna, ardente di fede si condusse in questo luogo ed innalzò ad onor di Maria ed in testimonianza della sua riconoscenza un monumento perenne». Questo, quanto testualmente riportato nel libretto della ' Novena in onore della Gran Madre di Dio, sotto il titolo di Coelimanna, patrona di Supersano '. Legata a questo episodio tramandateci dalla tradizione religiosa, è una leggenda, secondo la quale, il non meglio identificato principe romano, miracolato dalla B.V. di Coelimanna, venendo a cavallo in agro di Supersano, ebbe la sorpresa di veder il proprio animale fermarsi e piegarsi sulle zampe anteriori, come in segno di ringraziamento. Il punto indicato dalla leggenda è quello del bivio Supersano-Casarano, in corrispondenza del Parco delle Rimembranze. Il Caso vuole per tradizione che sia stato eretto a spese di un principe romano, il quale, scampato miracolosamente da morbo fatale per apparizione di Maria, che si svelò con un tal titolo di Coelimanna, ardente di fede si condusse in questo luogo ed innalzò ad onor di Maria ed in testimonianza della sua riconoscenza un monumento perenne». Questo, quanto testualmente riportato nel libretto della ' Novena in onore della Gran Madre di Dio, sotto il titolo di Coelimanna, patrona di Supersano '.

storia di supersano

Il Cavaliere romano, stupefatto, « interpretò » a modo suo le soste del cavallo, e più ancora avvalorò la propria convinzione, quando la bestia, ancora una volta, si bloccò, genuflettendosi, all' incirca accanto alla cripta rupestre. E fu lì che eresse il tempio della Vergine, in ringraziamento per il miracolo ottenuto. Sempre secondo quanto indicato dalla leggenda, i MENHIR dovrebbero indicare i punti in cui il cavallo del principe si sarebbe inginocchiato, o, come forse è meglio argomentare, « è stato fatto inginocchiare » dalla sempre fiorita superstizione popolare. I MENHIR, tradizione a parte, sono due e si trovano, appunto, nei due punti indicati dalle soste del cavallo. Pare, intanto, che oltre a questi due ce ne fosse un altro, che, secondo le testimonianze raccolte in paese, doveva trovarsi in una zona non precisata della collina, ma certamente assai vicina al Santuario della Coelimanna. Forse, però, è bene accettare quanto ha lasciato scritto Monsignor Rossi, il quale afferma che' sulla collina di .Celimanna vi è una specchia e si ergono due antichi MENHIR '. Facciamo, allora, una supposizione: che i MENHIR in questione non siano stati spostati nei punti in cui oggi si trovano, dopo che cominciò a prendere consistenza la credenza delle genuflessioni del cavallo del principe? Se ciò può essere accettato, potremmo anche dire che i MENHIR furono ivi collocati certamente dopo il 1711, data questa che indica la visita pastorale a Supersano, fatta dal citato Monsignor Rossi. « Si ergono due antichi MENHIR », dice l'illustre prelato, facendoci capire che mentre egli è a Supersano, i MENHIR sono in collina e che quindi siano stati rimossi successivamente, a meno che i due MENHIR in questione non siano altri da quelli indicati dal Monsignore. E neanche questa supposizione è da scartare a priori, vista l'abbondanza di queste ve-stigia nel nostro Salento, adorate nei tempi antichi come au-tentiche divintà, ma soprattutto come immagini dei trapassati. Se si può accettare come vera questa supposizione, le autorità della Chiesa cattolica dovettero certamente insistere non poco, prima di riuscire a sradicare siffatta superstizione. E il fenomeno doveva essere molto diffuso, se nel Concilio di Tour, nel 567, si fece espressa proibizione di atti di culto dinanzi ai MENHIR. E che essi dovessero principalmente rappresentare qualcosa di' sacro, è nel fatto che in buona parte sono sormontati da una croce. Dei due esemplari che abbiamo qui a Supersano, uno, a memoria d'uomo, lo .si ricorda con la croce (quello che è sulla strada che porta al Santuario), l'altro, invece, ne era privo, ma la cura del custode del Cimitero, Ernesto Priore, ha corredato pur esso di una croce infìssa nel cemento.
Al proposito, è bene far conoscere che il MENHIR situato nel parco, chissà quale fine avrebbe fatta, se non ci fòsse stato il tempestivo intervento del Priore, che pur cultore d'arte non è, ma che sta dimostrando, da non poco tempo, di possedere un buon fìu-. to e si deve a lui se il prezioso ceppo è stato recuperato, visto che era servito anche come asse per sbarrare l'apertura di un pozzo vicino.
Dei due, adesso, quello che maggiormente è esposto ad un presunto vandalismo, è il MENHIR che sorge quasi sul ciglio della strada che porta al cimitero, ma, fortunatamente, fino ad oggi è stato rispettato come autentica cosa sacra, e, almeno per ora, non è in pericolo, anche se si dovrebbe fare qualcosa per salvaguardarlo in qualche modo da eventuali, irresponsabili atti vandalici.
Il nome Supersano mi sembra una pretta ed accorciata traduzione del latino super sanum, più che sano, e potrebbe alludere o alla bontà del clima, com'era un tempo per ragione del vasto ed attiguo Bosco Belvedere, che esisteva ed in piccola parte esiste ancora do risaputo che gli alberi ed i boschi assorbiscono il carbonio nocevole alla vita vegetale ed animale, e lasciano l'ossigeno che è il corpo necessario alla salubrità dell'aria, ed alla vita in generale, o in senso metaforico, rapportarsi agli abitanti che sono saggi e di buon senso, giusta la frase dei latini sanus mentis, sanus animi. Si vuole e si dice asseverantemente, che in origine si era questa una Masseria, attaccata la detto Bosco Belvedere, così ricca di ghiande e di grasse pasture, che vi convenivano e stavano pastori e mandre di animali suini e pecorini. L'amor del guadagno l'accrebbe, e poco a poco si abbozzò a villaggio con l'industria caratteristica dei maiali che ancora dura. Appartenne al Principato di Taranto fino al 1463, indi restò demaniale regio, e poi feudale di Casa Carafa di Traetto, e del Principe di Tricase, che vi possiede ancora larghe tenute di beni burgensatici. La sua popolazione fu numerata e tassata nel 1532 per 50 fuochi, nel 1545 per 51 nel 1561 per 48, nel 1595 per 76 , nel 1669 per 83, e nel 1805 sommava un contingente di 600 abitanti, sicchè in meno di 80 anni si è più che raddoppiato.